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The Trip

Mentre il sole batteva sulle pianure orientali (Parte 1)

domenica, 25 marzo 2012

20/8, h 8.20          Zagabria


Una bella fregatura fuori dal Titanic,con tanto
di Slivovic per uno.
Per fortuna il ragazzo-cane-in-braccio came
down with his laptop per mandarci a Remetincki
Gaj, 28. Ci ha salvato la vita ma pensavamo di no.
Dopo solo 4 ore si è riusciti a raggiungere il centro.
Passeggiate, fiori, gente in amore un po’ dappertutto, è
la città dell’amore.
Insomma chiesa, messa, meno cazzate…birra.
E quindi giù così. Mi sono sentita affermare
che non posso/possiamo fare1vita normale e che
certe persone devono rimanere libere. Ho aspettato
che la birra mi permettesse di dirlo.
Ragazzini sul bus, l’autista sovieticamente che
ci ha fatti salire solo 20 minuti dopo.
Il portiere dell’albergo in mutande a quadretti blu.

20/8, h 10.29

Like a Rolling Stone, in un paesaggio
brullo e senza alberi.
Un uccellino nero e bianco
si è appoggiato su un cespuglio a
fianco dell’autostrada.
How does it feel to be on your
own, with no direction home?

H 13.50 ca

Stradina “statale”. Staccionate, cataste di legna.
Mattoni a vista con infissi nuovi di zecca.
Trattori.
Pannocchie sotto cielo azzurro. Quasi Ucraina.
Sorriso che scaturisce senza controllo, occhi
a mezza luna, rischiarati da nuvolette croate.
Poi però Vukovar e buchi di proiettile,
colpi di cannone. Alberi dentro case
di sole mura.
Un sacco di bar e sensazione di aria
nuova di estate balcanica.
Fetta tagliata netta di piccola
surrealtà.

21/8, h 15.02       Beograd

Destinazione raggiunta.
Novi Sad ieri è stato splendido. Ma
prima ancora, prima di arrivare, la
Serbia e gli autisti folli.
Prima ancora, la frontiera sul Danubio,
un fiume enorme.
Novi Sad, colori pastello, spazi ampi.
Sprazzi sovietici, sprazzi ungarici.
Chiesa ortodossa.
Le donne più belle dei Balcani, forse
del mondo. Ritorno ai bisogni, e
ai colori, primari per i due baldi
giovani.
Verso la fine: nausea di gambe
nude e senso di inferiorità.
Sentirsi una pezza da piedi, più
che altro.
Ne è rimasto il mal di testa
e alle mascelle per il troppo
ridere.
Tanta, tanta birra.
Tanto, tanto cibo.
Doppia Slivovic.
E ora Belgrado sa proprio di
metropoli dell’est. Confusione polverosa,
modernità che si affaccia dalle
vetrine ma è esiliata dalle casse
toraciche delle persone, dalle facce,
dalle linee delle spalle.
Una sfera nel cuore non è in quest’epoca.

Ma c’è un’altra cosa da dire.
Verso il confine, i girasoli dalla
testa bassa e i mari di pannocchie.
Già nominate ma ho pensato due cose:
Quando me ne andrò dall’Italia,
dal’Europa, quelle pannocchie, quel
grano, saranno la nostalgia che mi
pulserà nella bocca del cuore.
Lì mi sembrerà di avere radici
e zolle di terra, e le sentirò crescere
massicce e dorate.
E poi ho pensato: ci saranno lupi
nei boschi croati? Forse lupi
veri croati, che proprio lo parlano
il croato e sono lì dai secoli
dei secoli.
E poi ho pensato: ma ne esisterano ancora? Non saranno contaminati?
E poi ho pensato: ma se cerchi
bene, qualcuno in un mondo suo
lo trovi sempre. Non era proprio co_
sì, cazzo l’ho dimenticato.
Però so che è un pensiero che se l’avessi
detto lì ad alta voce nessun altro
avrebbe capito cosa volevo dire.

E comunque adesso Tre Uomini e Una
Gamba. A Belgrado. ( h 15.58)

 

..continua..

 

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Informazioni sull'autore

Venere Travel Blog writer federico cau


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