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The Trip

Mentre il sole batteva sulle pianure orientali (Parte 2)

giovedì, 29 marzo 2012

23/8, h10.07

Il mancato risveglio dei campioni. Per
ora siamo in vita solo io qui al tavolino
e Gal che guarda Arsenal-Blackpool
senza audio.
Che dire di Belgrado…
Ferita, gravemente ferita. Ci sono ancora
gli enormi segni delle bombe, i buchi,
le case divelte. In mezzo alla città.
Dietro alla chiesa ortodossa dei russi,
sul vialone dove abbiamo girato il
primo giorno, l’ex stazione di polizia.
Il taxista che ci ha portati alla
tomba di Tito forse esprimeva tutte
queste cose. Moderno, parlava inglese,
“sereno” ma incazzato col mondo.
Disilluso.

Quali sono i tuoi sentimenti verso
gli americani dopo 10 anni.
Gli americani sono vuoti e stupidi,Cosa c’entravamo noi con la politica?
Insomma passeggiare per la captale
della grande Serbia è come saltellare
sul viso di un adolescente butterato.
E poi contemporaneamente alle
tombe, alle bombe, ai musei
di armi, ti fanno il festival
della birra e sono tutti contenti.
Gridano, ballano con le loro pance
gonfie. Protese in avanti come le
nostre. Almeno guardano al futuro…

24/8, h 8.05     Beograd


Ci rimarranno solo memorie di carne.
Carne ovunque, carne nei visceri, nel
cervello, nelle arterie. Un blocco
unico nello stomaco.
Carne e birra.
E slivovic/pelinkovac/albicocca rakija.
Finalmente ieri abbiamo visto un
pezzo di città che ci (mi) dava
vera soddisfazione. Mentre roteavamo
incessantemente per gli stessi solchi
della città, cercando la moschea la svolta a destra fu propizia
e il paesaggio decisamente cambiò.
Finalmente un po’ di verità
non tirata a lucido.
Una moschea mutilata poi. “Non
dev’essere facile essere musulmani
a Belgrado”.

Insomma, così, oggi si parte.
Ho fatto incubi tutta la notte causa
carne immanente e doppia grappa.
Mi sono svegliata alle 6 con un grido nella testa.
E con un tormentoso sms delle 4.30 AM.

24/8, h 23.45

Ritorno. Dopo il risveglio turbolento,
confusione, preparativi e caffè turco.
Non ho provato nostalgia, siamo stati
proprio friulani.
La provo adesso se penso a quel sole
sul ponte che ci allontanava dalla
città, al pranzo desolato (ma fritto,
è chiaro) sul confine Croato-Bosniaco,
all’ultima grappa di ieri parlando
di Holly & Benji e Mila & Shiro, al
saluto di Mario.
Nessuno si è sbilanciato di striscio
ma ho capito che un po’ gli dispiaceva.
E questo, visto il sentimentalismo che
vige da queste parti, è veramente tanto.
Penso di essere stata zitta per più o
meno 9 ore consecutive oggi. Ma
non per la tristezza, così, normale.
Ho constatato che potrei stare
zitta per giorni senza battere ciglio.
Non so se è normale.
Ho constatato anche che la musica,
qualunque, ha su
di me l’effetto che la culla, il
biberon hanno su un neonato. Non
mi serve altro, posso solo stare
lì e sentire e pensare agli affari
miei.

Oggi in viaggio ho ripercorso buone
fette della mia vita, ridacchiando spesso
da sola. 11 ore di viaggio e
mi è bastato così, senza dormire,
senza leggere, senza parlare.
Comunque di questo viaggio mi
porto via i campi, il sole, le
rovine urbane e i bar con la
birra. Gli autobus colorati.
Il cielo azzurro oltre i palazzi.

Basta dai.

 

 

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Informazioni sull'autore

Venere Travel Blog writer federico cau


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